Da qualche anno il dibattito sull'intelligenza artificiale e sul lavoro ruota soprattutto attorno alle stime: quanti posti verranno sostituiti, quanti trasformati, quanti resi superflui. Sono valutazioni utili per comprendere quali professioni risultino maggiormente esposte all'automazione, ma descrivono soltanto una parte del problema. La domanda sulla quantità di lavoro che potrà essere sostituita dovrebbe essere accompagnata da un'altra, probabilmente più importante: quale destinazione avrà la capacità produttiva resa disponibile da queste tecnologie?

Chi utilizza quotidianamente questi strumenti può già osservare incrementi di produttività considerevoli in alcune attività. Operazioni che richiedevano ore possono essere svolte in tempi molto più brevi. Questa capacità aggiuntiva non si traduce necessariamente in una corrispondente riduzione dell'occupazione. Può essere impiegata per produrre nuovi servizi, ridurre i tempi di risposta, migliorare la qualità, recuperare attività arretrate o rendere economicamente sostenibili prestazioni che prima non lo erano. Può, naturalmente, essere utilizzata anche per ridurre il personale e aumentare i margini. La tecnologia rende possibili entrambe le alternative, mentre la scelta tra esse dipende dalle organizzazioni, dalla struttura dei mercati e dalle regole entro le quali questi operano.

La domanda non è fissa

Una parte delle previsioni più pessimistiche presuppone, implicitamente, che la quantità di attività da svolgere rimanga sostanzialmente invariata. Se l'automazione consente di svolgere con cinque persone ciò che prima ne richiedeva dieci, le altre cinque diventerebbero superflue. Il ragionamento è corretto a parità di produzione, ma è proprio questa condizione a non poter essere considerata generale.

In numerosi settori la domanda effettiva o potenziale supera infatti la capacità di risposta delle organizzazioni. I sistemi sanitari presentano liste d'attesa; gli uffici giudiziari accumulano procedimenti; le amministrazioni pubbliche incontrano difficoltà nel garantire tempi di risposta adeguati; la manutenzione delle infrastrutture viene spesso differita per insufficienza di risorse. Anche molti servizi privati, dall'assistenza alla clientela alla consulenza specialistica, vengono erogati in quantità o con livelli qualitativi inferiori a quelli che gli utenti richiederebbero se il loro costo fosse minore.

Esiste dunque una quantità considerevole di domanda non soddisfatta. Una parte di essa rimane tale non perché il bisogno sia assente, ma perché il costo necessario a soddisfarlo supera le risorse disponibili o la disponibilità a pagare degli utenti. In questi casi un incremento della produttività può essere assorbito, almeno in parte, dall'estensione dei servizi anziché dalla riduzione dell'occupazione.

Occorre però distinguere il bisogno dalla domanda economicamente sostenibile. L'esistenza di una lista d'attesa, per esempio, dimostra l'esistenza di un bisogno non soddisfatto, ma non garantisce che le risorse liberate dall'automazione verranno destinate a soddisfarlo. Questa distinzione è importante perché impedisce di trasformare una possibilità economica in una previsione automatica.

Esiste inoltre un secondo fenomeno. La riduzione del costo e dei tempi di accesso a un servizio può modificarne la domanda. Chi rinunciava a una consulenza perché troppo costosa può decidere di richiederla quando il prezzo diminuisce; chi evitava una procedura perché troppo complessa può intraprenderla quando diventa più semplice; chi utilizzava raramente un servizio poco affidabile può ricorrervi più frequentemente quando la qualità migliora. La storia economica offre numerosi casi nei quali la diminuzione del costo unitario e l'aumento dell'accessibilità hanno prodotto un'espansione dei consumi. Non è una legge universale, ma è un meccanismo sufficientemente importante da rendere poco plausibile qualsiasi previsione sull'occupazione fondata sull'ipotesi di domanda invariata.

Dal fare al dirigere

L'aumento della capacità produttiva modifica anche la distribuzione delle attività tra persone e sistemi automatici. In molte applicazioni l'intervento umano non viene eliminato, ma cambia natura. Una parte del lavoro si sposta dall'esecuzione diretta verso l'impostazione del problema, il controllo, la verifica e la decisione. Un lavoratore può così supervisionare un volume di attività che non avrebbe potuto svolgere personalmente nello stesso intervallo di tempo.

Questo passaggio non deve però essere utilizzato per eludere il problema occupazionale. Se una persona può governare il lavoro che prima richiedeva dieci persone, il fabbisogno di lavoro relativo a quel processo diminuisce. L'eventuale compensazione deve avvenire altrove: attraverso un maggior numero di servizi, nuovi progetti diventati economicamente sostenibili, una maggiore personalizzazione delle prestazioni o livelli qualitativi più elevati. La presenza di domanda insoddisfatta rende possibile questa compensazione, ma non la garantisce.

L'esperienza nell'impiego dei sistemi generativi mostra inoltre quanto la qualità del risultato continui a dipendere dalle competenze di chi li utilizza. Un fotografo che conosce la luce, la composizione e le caratteristiche delle ottiche dispone delle categorie necessarie per descrivere con precisione l'immagine desiderata e per riconoscere gli errori di quella prodotta. Un programmatore esperto può valutare non soltanto se il codice generato funzioni, ma se presenti problemi architetturali, vulnerabilità, dipendenze inappropriate o difficoltà di manutenzione. Un giurista può individuare una clausola incompatibile con la normativa applicabile o con gli interessi della parte assistita. Considerazioni analoghe valgono per il sistemista, il progettista, il medico e numerose altre professioni.

La questione non riguarda semplicemente la capacità di formulare istruzioni efficaci. Nei problemi non banali, formulare correttamente una richiesta presuppone già la disponibilità delle categorie concettuali proprie della disciplina. Chi non conosce la materia incontra difficoltà non soltanto nel valutare la risposta, ma anche nel definire adeguatamente il problema.

L'intelligenza artificiale tende quindi a ridurre la quantità di competenza necessaria per l'esecuzione materiale di alcune operazioni senza eliminare quella richiesta per impostarle e valutarle. In determinati contesti può persino aumentarne il valore, poiché un professionista competente può applicare il proprio giudizio a una quantità di lavoro molto superiore a quella che sarebbe stato in grado di produrre direttamente.

A questo si aggiunge la questione della responsabilità. Firmare un atto, formulare una diagnosi o approvare un progetto non significa soltanto produrre un risultato tecnicamente corretto. Significa anche assumere la responsabilità delle conseguenze che ne derivano. Un sistema automatico può preparare documenti, elaborare informazioni e formulare proposte, ma la responsabilità giuridica e organizzativa continua a dover essere attribuita a soggetti determinati. La permanenza dell'intervento umano in questi passaggi non deriva quindi soltanto dai limiti tecnici dell'automazione, ma anche dalla struttura istituzionale entro la quale le decisioni acquistano efficacia.

I guadagni non si distribuiscono da soli

La presenza di domanda insoddisfatta non risolve tuttavia il problema della destinazione della capacità liberata. Un'organizzazione che aumenta la propria produttività può utilizzare il vantaggio ottenuto per aumentare la quantità o la qualità dei servizi, ridurre i prezzi, diminuire i costi oppure combinare queste possibilità. La scelta dipende dagli incentivi entro i quali opera.

Nei mercati caratterizzati da concorrenza effettiva, una parte dei guadagni di produttività può essere trasferita agli utenti attraverso prezzi inferiori, qualità maggiore o servizi aggiuntivi. Un'impresa che utilizzi l'automazione esclusivamente per ridurre i propri costi può ottenere inizialmente un vantaggio competitivo, ma questo tende a ridursi quando le medesime tecnologie diventano disponibili anche per gli altri operatori. In tale situazione la capacità organizzativa di utilizzare meglio gli strumenti può assumere un'importanza maggiore rispetto al semplice accesso alla tecnologia.

Il meccanismo è differente nei mercati caratterizzati da forte concentrazione, elevate barriere all'uscita o scarsa possibilità di scelta da parte dell'utente. Lo è ancora di più nei servizi pubblici, dove il cittadino non può normalmente scegliere un'amministrazione concorrente alla quale rivolgersi. In assenza di una pressione competitiva sufficiente, l'aumento della produttività non determina necessariamente un miglioramento del servizio.

In questi contesti acquistano importanza strumenti differenti: livelli minimi delle prestazioni, misurazione dei tempi, pubblicità dei risultati e attribuzione chiara delle responsabilità organizzative. Senza simili meccanismi, una parte rilevante dei benefici dell'automazione può essere assorbita dalla riduzione dei costi senza produrre un corrispondente aumento della quantità o della qualità dei servizi.

Questo consente di evitare due interpretazioni opposte ma accomunate dallo stesso determinismo. La prima attribuisce alla tecnologia la capacità autonoma di distruggere occupazione; la seconda presume che l'innovazione generi spontaneamente una quantità di nuove attività sufficiente a compensare quelle eliminate. Entrambe trascurano ciò che avviene tra l'innovazione tecnica e il risultato economico: le decisioni delle imprese, la struttura dei mercati, le istituzioni e le politiche pubbliche.

Un test per le organizzazioni

Chiedersi se l'intelligenza artificiale sia, in termini generali, favorevole o sfavorevole all'occupazione rischia quindi di essere poco utile. È più interessante osservare come organizzazioni differenti impiegheranno gli incrementi di produttività ottenuti attraverso gli stessi strumenti.

Alcune potranno utilizzare la maggiore capacità per ampliare i servizi, rendere sostenibili attività precedentemente troppo costose, ridurre i tempi di risposta e affrontare arretrati che le risorse disponibili non consentivano di smaltire. In questi casi il vantaggio competitivo o organizzativo non deriverà semplicemente dal possesso della tecnologia, destinata con ogni probabilità a diventare progressivamente accessibile, ma dalla capacità di integrarla con competenze professionali, procedure adeguate e sistemi efficaci di controllo.

Altre organizzazioni potranno invece privilegiare la riduzione dei costi, mantenendo sostanzialmente invariata la quantità e la qualità dei servizi. Anche questa è una scelta economicamente razionale in determinate condizioni e non vi è alcuna proprietà intrinseca dell'intelligenza artificiale che impedisca tale esito.

È precisamente per questa ragione che il rapporto tra intelligenza artificiale e occupazione non può essere dedotto dalle sole capacità tecniche dei sistemi. Sapere quante attività possano essere automatizzate non equivale a sapere quanti posti di lavoro verranno eliminati. Tra le due grandezze intervengono la domanda, i prezzi, le scelte di investimento, la concorrenza, la regolazione e il modo nel quale le organizzazioni decidono di utilizzare la produttività acquisita.

La domanda più interessante, davanti a un progetto di adozione dell'intelligenza artificiale, non riguarda allora soltanto la quota di attività che potrà essere automatizzata. Riguarda la destinazione della capacità resa disponibile dall'automazione.

Se verrà utilizzata prevalentemente per produrre la stessa quantità di servizi con meno persone, l'effetto sul lavoro sarà inevitabilmente negativo. Se permetterà di produrre servizi che oggi non vengono erogati, di soddisfare una domanda oggi esclusa dai costi, di aumentare la qualità o di rendere possibili attività nuove, una parte consistente dell'aumento di produttività potrà invece essere assorbita dall'espansione della produzione.

La tecnologia stabilisce quanto diventa possibile produrre con una determinata quantità di lavoro. Non stabilisce quanto una società deciderà di produrre. È nello spazio tra queste due grandezze che si giocherà una parte importante degli effetti dell'intelligenza artificiale sull'occupazione.